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Il trionfo dell’altra verità nelle elezioni in Francia

Prima è venuto il referendum sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, poi la designazione di Donald Trump alla Casa Bianca, ora è la volta delle elezioni francesi. L’escalation dell’altra verità continua. Mai come in questo periodo infatti i voti popolari sono non solo influenzati, ma determinati dalle informazioni false e strumentali diffuse all’opinione pubblica.

In Gran Bretagna ha avuto il suo effetto la notizia che almeno trecento milioni di sterline avrebbero potuto essere dirottati ogni settimana al sistema sanitario se avessero vinto i fautori del no all’Europa. “Come è nata questa possibilità?”: è stato chiesto dopo il voto ai responsabili della campagna elettorale. “Ce la siamo inventata.” E’ stata la disarmante risposta.

Sulla stessa linea le dichiarazioni di uno dei consulenti della campagna elettorale di Trump: “La nostra propaganda si è basata metodicamente sulla menzogna”.

E veniamo alle elezioni francesi. “Le decodeur”, in una rubrica con questo titolo http:/www.lemonde.fr/les-decodeurs/ il quotidiano francese “Le monde” passa regolarmente in rassegna dichiarazioni, interventi e prese di posizione per verificarli alla prova dei fatti e distinguere fin dove possibile la realtà dalle invenzioni, la verità dalle fake-news, la storia dalle leggende.

In uno degli ultimi numeri viene passato al setaccio un intervento di Marine Le Pen durante la campagna elettorale. Ebbene gran parte dei suoi giudizi, proposti come dei postulati che non  hanno bisogno di essere dimostrati, si rivelano semplicemente campati in aria.

E così “Le monde” smentisce puntualmente, sulla base di dati e statistiche, le dichiarazioni secondo cui i prezzi siano “esplosi” con l’introduzione dell’euro, che l’Europa costi 9 miliardi al bilancio francese, che la Svizzera difenda i suoi prodotti agricoli con dazi del 55%, che gli immigrati in Francia siano 200mila all’anno. In realtà l’andamento dei prezzi in Francia è rimasto costante prima o dopo l’euro, il contributo francese al bilancio europeo supera di poco i 4 miliardi (senza contare i benefici), la Svizzera ha al massimo dazi agricoli per il 5 % e i nuovi immigrati, tolti gli studenti stranieri e i familiari di chi è già residente, superano di poco quota 50mila.

Ma la realtà dei fatti fa sempre più fatica a passare. L’era dei social network sta portando con sé la logica della verosimiglianza e della verità alternativa. La metodica violazione della realtà dei fatti, elegantemente definita “post-verità”, propone all’attenzione degli elettori quello che gli stessi elettori vogliono sentirsi dire.

E non c’è sempre meno la volontà di ragionare sui fatti. La propaganda populista e antieuropeista in Italia è sulla stessa linea. L’Europa è accusata di essere la fonte di tutti i mali, dipinta come l’orco delle favole che non ha altro scopo che quello di mettere in schiavitù tutti quelli che incontra. Se non rischiasse di portare a conseguenze devastanti questa narrazione sarebbe semplicemente una farsa.

C’è invece il concreto rischio che la democrazia si incammini nel pericoloso percorso delle illusioni in cui anche strumenti come Internet possono perdere la loro carica costruttiva per diventare il fragoroso amplificatore dell’altra verità, un modo neanche troppo elegante per definire le bugie.

C’è un metodo democratico da ripensare e da rilanciare partendo da uno degli elementi fondamentali: che i cittadini possano essere informati e giudicare sulla realtà dei fatti e non sui giudizi apodittici e senza appello. E possano essere chiamati a decidere sulle cose concrete, come avviene in Svizzera, e non sulle fortune politiche del leader di turno. Nel referendum del 23 giugno dell’anno scorso in Gran Bretagna ha fatto pendere l’ago della bilancia chi ha votato pro o contro Cameron, così come nel referendum del 4 dicembre in Italia chi ha votato pro o contro Renzi.

Gianfranco Fabi

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