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Quello che succede
Varese, nella notte tra domenica 25 e lunedì 26 di un declinante e lungo febbraio.
 
Quello che succede è che sono le undici di sera, ti annoi (peraltro la noia può ispirare, lo sai) e passi da un canale all’altro.
Hai letto, prima, a lungo, ovviamente.
Francesca Cantù, ‘La conquista spirituale. Studi sulla evangelizzazione del Nuovo Mondo’.
Supremo.
E hai scritto, di conseguenza.
Poi, ti ha richiamato l’idea di vedere la finale del ‘Cinquecento’ di Rio de Janeiro.
Fernando Verdasco Pahima Carmona ha le pile scariche.
Perde velocemente e la cosa ti da fastidio.
Così, saltabecchi.
E capiti su ‘C’è posta per te”.
Il film, ovviamente.
Esiste una trasmissione tv che ha rubato il titolo ma non ne hai mai visto neppure un secondo, qualche spot escluso.
Ed ecco la scena della separazione.
Non ti trattieni e verghi:
“Nora Ephron?
Lei sapeva rappresentare la fine di una storia.
Ricordate ‘C’è posta per te’?
Quando Kathleen e Frank, in buona amicizia, si lasciano lui esce dalla casa di lei con la macchina da scrivere tra le mani.
Tutto qui”.
E ti ricordi dell’ultimo libro di Nora, ‘I remember nothing and other reflections’.
Del capitolo nel quale parla di Lillian Hellman.
E ti viene alla mente che la drammaturga che Mary McCarthy accusò di mentire su tutto quando scrivesse (“perfino le virgole che usa sono false!”) aveva saputo vivere come si deve la lunga fine di Dashiell Hammett, accettandolo, accudendolo e amandolo per quello che era.
E che hai scritto un racconto ‘hammettiano’ partendo dal primo incontro tra i due.
In un bar, dove ‘Dash’, ubriaco, l’aveva messa giù con un diretto.
E che anche gli inizi di una storia possono essere interessanti.
Eccome.
E qui hai rischiato di andare sul personale.
(Da evitare, per carità). 
E hai spento.
Hai preso l’undicesima e la dodicesima pillola della giornata.
E adesso scrivi a letto.
Da Hammett puoi trascorrere alla ‘Hard boiled school’, per dire.
Al cinema americano dei Trenta e dei Quaranta.
A Raymond Chandler, volendo.
E della differenza tra il giallo ‘inglese’ alla Agatha Christie e quello USA.
Dalla McCarthy, per via dell’evocativo cognome, si passa alla politica americana, no?
La ‘Caccia alle streghe’ e il ‘maccartismo’ pensando a Joseph.
Gli anni Sessanta pensando a Eugene.
E in ‘RPM’ a Ann Margret che li confonde e ad Erich Segal – quello di ‘Love story’ – che ha messo giù la sceneggiatura.
Dalla ‘Caccia alle streghe’ ai fatti di Salem, a Arthur Miller, a Daniel Day Lewis che ne ha sposato la figlia, a Marilyn Monroe…
A come Miller, più che ottuagenario, prendesse a bastonate gli idioti che invece di parlare dei suoi lavori gli chiedevano solo di Marilyn, appunto.
Magari degli ‘Spostati’, il cui script aveva realizzato per John Huston.
Un film che ha portato parecchio sfiga visto che poco dopo averlo terminato Montgomery Clift, Clark Gable e anche Marilyn se ne erano andati…
Di Omaha, Nebraska, dove era nato Clift e dove sono venuti al mondo tutti: Fred Astaire, Marlon Brando, Nick Nolte, Gerald Ford, Max Baer, Malcolm X, Warren Buffett per cominciare…
Mauro della Porta Raffo
 
Che magnifica notte di lavoro si prospetta!