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‘Mid Term Elections’

1) In generale.

La denominazione ‘Mid Term Elections’ deriva dal fatto che le consultazioni in cotal modo denominate si svolgono ogni quattro anni a metà del mandato (‘Term’) del Presidente in carica.
Riguardano sempre la totalità dei Rappresentanti (quattrocentotrentacinque) il cui mandato è biennale e un terzo (trentatre o trentaquattro, essendo in totale cento) dei Senatori che restano invece in carica per sei anni.
A livello dei singoli Stati, concomitanti le votazioni per il rinnovo di molti Parlamenti locali così come per diverse cariche governatoriali.
Tradizionalmente anche se non sempre, il partito al quale appartiene il Presidente subisce nella circostanza a livello congressuale perdite più o meno accentuate.
(Per dare un’idea, i democratici – Barack Obama sedendo alla Casa Bianca dal 2009 dopo aver vinto l’anno precedente – furono sconfitti nel 2010, perdendo dipoi anche nel 2014 – benché Obama fosse stato rieletto nel 2012).

2) Nello specifico, guardando al 6 novembre 2018 e trascurando ovviamente governatorati e camere locali.

Le Mid Term Elections in programma quest’anno riguardano come sempre tutti i Rappresentanti mentre i seggi senatoriali in discussione sono trentacinque.
Questo essendo necessario sostituire due membri – che si aggiungono a quelli in scadenza di mandato – dell’alto consesso di recente dimissionari.
Il confronto avrà nella contingenza una particolare importanza in specie per quanto riguarda il Senato.
Una conferma, difatti, o addirittura un allargamento della esistente e risicata maggioranza repubblicana consentirebbe nel suo secondo biennio a Donald Trump, nell’ipotesi probabile in cui altri (dopo Anthony Kennedy la cui sostituzione con Brett Cavanaugh è in itinere) due giudici della Corte Suprema si dimettessero per infermità, di spostare durevolmente e larghissimamente a destra la maggioranza della Corte.
Questo perché è appunto il Senato a ratificare la nomina presidenziale dei Giudici.
Una simile eventualità potrebbe provocare in un prossimo futuro veri e propri sconvolgimenti in campi particolarmente discussi da parte della conservazione repubblicana.
In prospettiva, interventi della Corte Suprema contro l’aborto come attualmente regolato.
Avversi alle unioni gay e in genere a tutte le norme socialmente ‘aperte’, ‘liberal’ e politicamente corrette frutto di battaglie democratiche ultra decennali.

Occhio pertanto all’esito delle consultazioni senatoriali di martedì 6 novembre ben minore rilevanza avendo il risultato alla Camera.

Nota bene
Quanto all’Impeachment, è pur vero che una maggioranza democratica tra i Rappresentanti potrebbe avviarlo ma senza costrutto visto che per destituire un Presidente è necessaria una successiva maggioranza qualificata dei due terzi dei votanti al Senato.
Impossibile da raggiungere.

Mauro della Porta Raffo