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Mid Term Elections 2018

Sperano i democratici.
Sperano che martedì 6 novembre 2018 l’esito delle Mid Term Elections riconsegni loro la perduta maggioranza almeno in uno dei rami del Congresso.
In effetti, storicamente parlando, in due sole occasioni il partito del Presidente in carica ha vinto in entrambe le camere nelle citate da consultazioni.
Occorse nel 1934 (il 4 marzo del 1933 Franklin Delano Roosevelt era approdato a White House.
Va qui ricordato che l’entrata in carica solo dal 1937 è fissata al 20 gennaio) e nel 2002 (George Walker Bush si era insediato l’anno precedente).
Nei restanti casi – escluso un particolare risultato ottenuto da Bill Clinton (nel 1998 vinse alla Camera e pareggiò al Senato mantenendo colà lo stesso numero di seggi) – il movimento politico al quale apparteneva il Capo dello Stato ha più o meno nettamente perso da una parte e dall’altra.
Tornando al 6 novembre 2018, nel mentre, come ognun sa, la Camera rinnova tutti i suoi quattrocentotrentacinque seggi, il Senato ne mette in palio trentatre (per il vero, trentaquattro, visto che un senatore del Minnesota si è dimesso e va sostituito in una ‘Special Election’).
Guardando quindi specificamente agli scranni della Camera Alta in gioco, solo otto sono quelli attualmente in mano repubblicana mentre addirittura venticinque (ventisei, contando il Minnesota) sono oggi democratici.
Così stando le cose, a parte l’ipotesi alquanto improbabile di un tracollo GOP, nella circostanza rischia maggiormente il partito dell’asinello.
Importantissime, naturalmente, le primarie interne ai partiti che, Texas a parte (sono fissate a marzo), si svolgeranno tra maggio e settembre.
Mano mano, seguendone gli esiti, si potrà ragionevolmente argomentare quanto al possibile (se non probabile) risultato nel predetto “primo martedì dopo il primo lunedì” del penultimo mese dell’anno.
In conclusione, difficile davvero che i democratici possano recuperare alla Camera (attualmente, i repubblicani svettano duecentoquarantuno a centonovantaquattro).
Ardua l’impresa anche al Senato, per quanto prima detto.
In prospettiva, quanto al da molti (ovunque per il mondo) ipotizzato e sperato Impeachment poche le probabilità.
Ricordo, infatti, che non solo una maggioranza dei Rappresentanti dovrebbe esprimersi per la messa in stato d’accusa, ma che, soprattutto, addirittura i due terzi dei Senatori presenti e chiamati a votare la destituzione dovrebbero esprimersi conformemente.
Fantascienza?!

Mauro della Porta Raffo

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