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Lewis Carroll

Nel 1856, Charles Lutwidge Dodgson, giovane scrittore inglese, dovendo pubblicare su ‘The train’ una poesia intitolata ‘Solitudine’, fu invitato dal direttore di quella rivista, Edmund Yates, a trovarsi uno pseudonimo.

Incerto, Dodgson propose a Yates tre differenti noms de plume pregandolo di scegliere lui il più adatto.

Fu così che ‘nacque’ Lewis Carroll, futuro autore di ‘Alice nel paese delle meraviglie’ e di ‘Attraverso lo specchio’.

In verità, il nuovo nome traeva origine da un giochino al quale lo scrittore si era dedicato.

Aveva, dapprima, latinizzato Charles e Lutwidge ricavandone ‘Carolus’ e ‘Lodovicus’.

Li aveva, di poi, invertiti: ‘Lodovicus Carolus’.

E, infine, di nuovo anglicizzati: ‘Lewis Carroll’.

 

Molti anni dopo, nel 1941, esattamente il primo maggio, a New York, venne presentato per la prima volta al pubblico uno dei capolavori cinematografici di Orson Welles, ‘Quarto potere’ (Citizen Kane), storia di un boss della stampa – chiamato Charles Foster Kane – e personaggio fortemente ispirato a quello, reale, del magnate della comunicazione di allora, William Randolph Hearst.

All’inizio del film, Kane muore, abbandonato da tutti, nel proprio castello (Xanadu), enorme e fatiscente, con la parola ‘Rosebud’ (letteralmente, ‘bocciolo di rosa’) sulle labbra.

Alla fine, quando, seguendo l’inchiesta di un solerte cronista, le varie testimonianze avranno, per quanto possibile, disegnato la controversa figura del protagonista, lo spettatore scoprirà – come casualmente, da un’inquadratura – che Rosebud era il nome della slitta sulla quale Kane, bambino, in tempi molto più felici, aveva giocato sulla neve.

Il film, intanto, si chiude con l’eliminazione di alcuni oggetti del riccone ritenuti senza valore e, tra questi, proprio la sua Rosebud, mentre la voce narrante, ignara, va recitando: “Charles Foster Kane è stato uomo che ha avuto tutto quello che ha voluto e poi l’ha perso.

Forse Rosebud era qualcosa che non ha potuto avere, o qualcosa che ha perduto, ma non avrebbe spiegato niente…”.

Welles, al riguardo, ricordava come l’idea della slitta ‘bocciolo di rosa’, vero fil rouge dell’intera narrazione, fosse del suo sceneggiatore Herman J. Mankiewicz, uomo di vaste letture.

Ora, poiché Charles Lutwidge Dodgson – prima di ‘diventare’, come abbiamo visto, Lewis Carroll – giovinetto, tra le altre cose, aveva scritto ed illustrato un giornalino in due numeri che si intitolava proprio ‘Rosebud’, viene da chiedersi se Mankiewicz, così denominando la slitta di ‘Quarto potere’, avesse in mente il ‘bocciolo di rosa’ carrolliano ante litteram e, citandolo, intendesse indicare l’esatta ‘lettura’ del film.

Sembrerebbe di sì, visto che il ‘vero’ Charles Foster Kane è raggiungibile dallo spettatore solo ‘cadendo nel pozzo’ o ‘attraversando lo specchio’ (e, cioè, andando bene al di là delle concrete e volgari apparenze) come capitava ad Alice nei due capolavori di Carroll.

Mauro della Porta Raffo

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