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Karbacher

Ti ricordi di Lee Epperson?
No?
Beh, in effetti, se proprio non sei un accanito fan di Rocky Marciano è difficile.
Il dago lo mise a nanna il 17 marzo 1947.
Al terzo.
Debuttava senza maglietta, Rocky.
E aveva appena conosciuto una ragazza.
E le aveva detto: “Faccio il boxeur e sono imbattuto.
Vieni a vedermi stasera”.
E lei era la’.
E come deluderla?
E non importava se lei avrebbe scoperto che l’imbattibilità era un inganno visto che prima non era mai salito sul ring da professionista.
E l’avrebbe sposata.
E per non deluderla sarebbe rimasto imbattuto e imbattibile fino alla fine.
E nello sport (nella vita, milioni e milioni!) ce ne sono a bizzeffe come Lee.
Gente che non ha lasciato traccia se non per avere incrociato un big in uno dei ‘momenti’ che restano.
E Bernd Karbacher?
Ivan Lendl, quello che Jimmy Connors chiamava ‘chiken’ quando agli inizi lo batteva facile salvo dipoi prenderle quasi sempre e sonoramente.
Lendl, per lunghissimi tratti apparentemente di ferro.
Slam e tornei a volontà.
E cosa c’entra il predetto Bernd?
C’entra, eccome.
È lui l’ultimo avversario del ceco-americano.
Sessantaquattresimi dell’Open USA 1994.
Il risultato?
Sei quattro, sette sei, uno a zero e ritiro del campione in disarmo.
È per questo il tedesco nella storia almeno dei ‘gesti bianchi’?
Per carità.
Solo io mi ricordo di lui!

Mauro della Porta Raffo

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