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Il fisionomista

Verso la fine del 1995, impegnato nella realizzazione di un documentario per conto della televisione della Svizzera Italiana il cui argomento era il gioco d’azzardo in tutte le sue forme, a distanza di almeno quattordici o quindici anni dalla mia ultima frequentazione, accompagnato da un regista e da un operatore, mi capitò di mettere nuovamente piede in un casinò.

All’ingresso, un portiere debitamente gallonato.

A sinistra entrando una coppia di inservienti per il guardaroba.

In fondo a destra un paio di funzionari addetti alla vendita dei biglietti e al controllo dei documenti seduti dietro un bancone.

Il primo dei due, del tutto indifferente, dà un’occhiata alla mia carta d’identità.

Prende nota di quel che gli serve e sta per congedarmi quando il suo distinto collega, che non ha mai smesso di scrutarmi attentamente, con un cenno del capo evidentemente convenuto, si fa passare il tutto.

Il documento non lo interessa minimamente.

Lo rigira tra le mani e continua a guardarmi.

Lo guardo a mia volta.

Poi, sorride come fossi un vecchio amico.

Si alza e mi invita a seguirlo in una saletta.

Ci sediamo comodamente e ci squadriamo per un po’.

Non v’è necessità alcuna che si presenti.

So benissimo che è il fisionomista.

E lui sa che io lo so.

“Caro dottore, è un secolo che non si fa vedere”, comincia.

“se ricordo bene, all’epoca, aveva un trattamento particolare, di favore e un certo credito.

Se lo desidera…”.

“Grazie, ma non credo che giocherò.

Sono qui per lavoro”.

E gli spiego le ragioni della mia visita.

Siamo di nuovo nell’atrio ed ecco che quel tale si congeda non senza aver fatto un cortesissimo cenno di saluto ai miei accompagnatori.

“Avevi ragione.

Sono passati mille anni.

sei ingrassato e non poco.

Hai un aspetto del tutto diverso e quello ti ha subito riconosciuto.

Incredibile!”.

Mi dicono regista e cameraman mentre entriamo finalmente in sala.

Avevo scommesso con loro e ho vinto una coca cola.

Ma è stato facile.

Così come per il fisionomista riconoscermi.

Per quanto ben pochi lo sappiano, ogni casa da gioco che si rispetti ha almeno un paio di impiegati in grado di identificare chiunque abbiano già visto, per mascherato o trasformato che sia.

Fatto è che truffatori di ogni genere e persone comunque dichiarate ‘indesiderabili’ cercano di entrare nei casinò con tutti i mezzi e, soprattutto, contraffacendo le proprie sembianze.

Baffi e barba fatti crescere.

O, se prima esistenti, tagliati.

Orecchie a sventola.

Occhiali finti o lenti a contatto se necessario colorate in luogo appunto degli occhiali.

Guance ripiene alla Marlon Brando nel ‘Padrino’ e così via.

Ma nulla sfugge al fisionomista.

Rudy, un vecchio amico che non poteva più entrare a Campione in ragione di un paio di ‘cabriolet’ disinvoltamente rifilati alla direzione, aveva concluso un accordo con i tassisti che di sera stazionavano davanti a quel casinò.

Quando il fisionomista usciva a fare due passi lo avvertivano con un colpo di clacson e lui si precipitava dentro.

Passavano all’incirca una ventina di minuti di gioco frenetico prima che si sentisse discretamente battere sulla spalla.

Di tanto in tanto, infatti, il fisionomista fa anche un giro per le sale.

Non si sa mai…

Mauro della Porta Raffo

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