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Effetto Trump e Cina a Como

Tracce per l’intervento di Mauro della Porta Raffo in quel di Como in data 3 marzo 2017 alle ore 18.15 nella Sala Zodiaco della Società del Casino a proposito della contraffazione storica, della politica e dell’economia.  A seguire, alcune annotazioni

 

All’incirca nel 1275 avanti Cristo, a Qadesh – si suppone, essendo a quei tempi numerose le località in cotal modo denominate, nel nord dell’attuale Libano – si scontrano in epocale battaglia Egiziani ed Ittiti.

Oggi sappiamo che la non schiacciante vittoria arrise agli asiatici, guidati da Muwatalli II.

Gli Egizi, pertanto, persero il confronto sia pure non rovinosamente.

Ma chi era nella circostanza alla testa delle truppe dei nilotici se non il Faraone Ramses II in persona?

E come poteva il divino Faraone risultare agli occhi del suo popolo perdente?

Impossibile.

Impossibile al punto che subito – e, nell’intenzione, per sempre – la narrazione dei fatti doveva essere, e fu, stravolta rappresentando ufficialmente lo scontro ‘comme il faut’.

Ramses II – quindi, nei resoconti immediatamente diffusi per tutto il Regno – non solo aveva vinto la battaglia ma era stato personalmente determinante, visto che “le truppe nemiche al Suo solo apparire si scompaginavano”.

È questo il primo documentato caso di contraffazione storica.

 

Nerone?

Chi peggio di lui tra i personaggi della Roma imperiale e non solo?

Ma come possiamo essere certi delle a lui attribuite mille nefandezze se le fonti alle quali ci abbeveriamo sono Svetonio e Tacito, due esponenti della fazione politica strenuamente avversa all’ultimo imperatore della dinastia Giulio-Claudia?

Hanno i due illustri storici correttamente narrato i fatti?

Per carità: li hanno piegati alle loro necessità!

 

E veniamo, in questa obbligatoriamente non esaustiva (milioni, altrimenti, le pagine da vergare) elencazione al Presidente americano John Fitzgerald Kennedy e al suo successore Lyndon B. Johnson.

Santo e capace il primo, povera cosa e negativo individuo il secondo, vero?

Questo, assolutamente, nella storia con la iniziale minuscola (più che minuscola) narrata dai media, ‘storia appresa sui rotocalchi’ come la definisco io.

Nella Storia con la esse maiuscola, il contrario senza tema di smentita: un pericoloso e incapace parolaio Kennedy, un grandissimo (secondo Maldwyn Jones, e concordo, “straordinario”) Presidente, almeno quanto alla politica interna, Johnson. 

Giorno davvero fortunato per gli USA il 22 novembre 1963, quando a Dallas l’uomo del Massachusetts fu assassinato consentendo al texano di approdare a White House!

 

Ed eccoci a noi: a Barack Obama (con l’appendice Hillary Rodham Clinton) e a Donald Trump.

Ricordato come la tuttora cogente crisi economica sia deflagrata nel pieno della campagna elettorale del 2008 (il petrolio a prezzi incontrollabili, apparentemente incontrollabili) favorendo l’elezione del democratico – e sarà necessario interrogarsi sul serio in proposito – è stato Barack Obama lo straordinario Presidente che la mediatica e razzistica (non è forse razzismo votare un nero per il colore della sua pelle senza badare alle capacità?) narrazione vuole rappresentare?

Evitando di percorrere la difettosa strada delle opinioni, stiamo ai fatti guardando ai risultati elettorali del Partito Democratico USA tra il citato 2008 e l’appena trascorso 2016.

Di tutta evidenza, se una amministrazione si comporta al meglio il partito che l’ha espressa ne trae giovamento, no?

Ebbene, otto anni di Obama hanno demolito il Partito dell’Asino: demolito.

(Sono arrivati al punto, i dem, che, non sapendo che pesci pigliare, pochi giorni orsono, hanno nominato proprio presidente un Carneade qualsiasi dando modo a Trump di intervenire definendo la nomina “un’ottima notizia per i repubblicani”).

E valga il vero, valgano i numeri.

Nel 2008, i democratici conquistano White House, hanno cinquantanove (due indipendenti aderenti al gruppo compresi) Senatori, una robusta maggioranza alla Camera e contano su gran parte dei governatorati e delle assemblee legislative dei singoli Stati.

Nel 2016 – a seguito dei due mandati di Obama del quale Hillary Clinton (dal Presidente uscente a spada tratta sostenuta) era la indicata continuatrice – un repubblicano arriva alla Casa Bianca, il Partito dell’Elefante conta sulla maggioranza nei due rami del Congresso, i Governatori che gli appartengono sono trentuno e i Senati locali nella gran parte fanno anch’essi capo al Grand Old Party.

Che bel risultato!

 

Mi si dirà: e cosa c’entra in tutto questo l’economia, il tema a proposito del quale sono chiamato qui ad intervenire?

L’economia – un metodo, non una scienza, per carità – della quale John Kenneth Galbraith diceva “ha la funzione di rivalutare l’astrologia”?

L’economia che in una ideale libreria vede i suoi testi sistemati “laggiù, oltre la Fantascienza”?

Si colloca, in tutto questo, la millantata scienza semplicemente al servizio dei potenti, non altra funzione avendo che favorire o sfavorire le parti politiche/partitiche ed economiche in campo.

Lo fa, la sedicente scienza, mentendo e inventando ad ogni pie’ sospinto.

Proponendo e spacciando, con l’aiuto necessario e conclusivo degli asserviti e martellanti media (quasi sempre creati per la bisogna: reti televisive in prima linea), dati falsi o falsificati.

Dati e numeri a migliaia, perché nessuno si raccapezzi.

(E quanto è utile anche in questo Internet, ora!)

Proponendo sondaggi falsi o falsificati fin dalla formulazione delle domande.

Così stanno sempre più – senza possibile difesa – le cose!

 

La contraffazione della Verità storica attraverso la falsificazione e l’uso della menzogna è dai tempi dei tempi – lo si è visto – la norma.

I mezzi oggi a disposizione dei mentitori, infiniti, considerato che, incontrovertibilmente, proprio l’evidenza fotografica, televisiva e cinematografica – i fatti ci vengono mostrati, no? No, ci viene fatto vedere quanto artificialmente creato o manipolato – è utilizzata per carpire fiducia e consenso.

 

E Donald Trump?

È soprattutto per combattere tutto questo che il ‘maverick’ (così era chiamato il vitello non marchiato il cui padrone era sconosciuto) senza partito – ha vinto provenendo dai democratici come dai riformisti e contro l’establishment repubblicano, ricordiamolo – è stato votato.

Follemente (chissà?), per sbaragliare il sistema che lo ha allevato, coccolato e cresciuto.

Opera finora secondo le promesse elettorali e questo è inconcepibile per i più.

Inaccettabile, addirittura.

 

Il futuro?

Non dimentichiamolo mai, siede sulle ginocchia di Giove.

Non dimentichiamo neppure mai che quando si tocca il fondo qualcuno si mette a scavare!

 

 

 

Annotazioni 

1) Le crisi economiche, lungi dall’essere momenti fuori dall’ordinario, sono la ricorrente normalità.

Hanno durata e incidenza differenti ma rappresentano il vivere di ogni santo momento.

2) Il Presidente USA non è in verità l’essere onnipotente che i media rappresentano.

Gerald Ford – esagerando, ma non troppo – disse: “L’unica cosa che il Presidente degli Stati Uniti può decidere da solo è quando andare al gabinetto”.

3) Come ogni volta è storicamente accaduto, è oggi la sinistra che in verità si schiera con la conservazione e agisce anti democraticamente.

4) D’altra parte, è assodato, quando mai un Paese (ricordate la Germania Est?), un partito o un individuo che si siano proclamati democratici sono stati meno che autoritari e profondamente non democratici nei fatti?

5) Come diceva Napoleone a proposito dei generali, occorre che i politici siano fortunati, che le contingenze li aiutino.

Peraltro, indispensabile che sappiano creare e mantenere un clima di fiducia.

Indubbiamente egregi, per dire, Ronald Reagan e Margaret Thatcher perché bravi alla bisogna e, appunto, assistiti dalla fortuna.

(Ronnie applicava con accortezza l’Hagakure nipponico laddove recita “Le cose veramente importanti vanno trattate con leggerezza”).

6) Non indispensabile ma utile la capacità la cui classificazione dobbiamo a Samuel Taylor Coleridge.

Quella di ottenere narrando ed operando una benevola ‘sospensione consapevole dell’incredulità’.

7) Quanto specificamente a Donald Trump, due annotazioni relative non a quel che dice ma a come lo fa.

L’etologo Desmond Morris – che invita a guardare i politici mentre parlano togliendo l’audio per concentrarsi sui gesti – sostiene che la comunicazione appunto gestuale di Trump è coinvolgente, naturale e dolce (al contrario e restando alla campagna elettorale scorsa, Hillary Clinton risultava falsa e rigida).

Mentre l’economista e matematico Nassim Taleb sostiene che la vittoria del tycoon è stata causata dal suo parlare comprensibile a tutti (al ‘lattaio dell’Ohio’, avrebbe detto Indro Montanelli che, estremamente avveduto, indicava proprio nel lattaio in questione l’elettore americano medio e pertanto decisivo).

8) Infine – l’ha detto forte e chiaro il neo Presidente nel Discorso sullo stato dell’Unione appena pronunciato davanti al Congresso – un uomo politico deve fare gli interessi del proprio Paese (e per quanto lo riguarda intende farli).

Ridicolo criticarlo questo politico se straniero – si chiami anche Vladimir Putin – perché non fa i nostri!

Mauro della Porta Raffo

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