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Countee Cullen. Ricordo

Hai delle persone una particolare visione.
Determinata vattelappesca come.

Per dire, di Countee Cullen ho per lunghissima pezza avuto cognizione solo perché la sua firma appariva in calce al manifesto, redatto da Edmund Wilson, che nel 1932 invitava gli elettori americani a votare per il candidato del partito comunista a White House William Zebulon Foster.
Iniziativa che, per quanto sostenuta anche da John Dos Passos e Erskine Caldwell tra gli altri, aveva convinto molto meno dell’uno per cento dei cittadini, fallendo miseramente in una temperie – quella della Grande Depressione successiva al crollo di Wall Street – teoricamente favorevole ad una candidatura rivoluzionaria.
Ed ecco che oggi, leggendo uno dei passi dedicati ai rapporti razziali da Howard Zinn nel suo splendido ‘Storia del popolo americano’, di Cullen catturo ‘Incident’, poesia alta e profondamente significante.
Narra, il poeta, del suo impatto col razzismo.
Di quando – aveva otto anni – arrivato a Baltimora, percorrendo alla scoperta gioioso la città, avendo visto un coetaneo bianco, si era avvicinato festoso per salutarlo ricevendo in risposta uno sberleffo e un insultante ‘Nigger’.
Per concludere:
“I saw the whole of Baltimore
From may untill decenber;
Of all the things that happened there
That’s all that I remember”.

Di tutto quanto accadde colà nel corso di otto lunghi mesi solo l’insulto resta, indelebile, nel ricordo!

Mauro della Porta Raffo

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