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Clay Regazzoni

Michele Castelletti incontra Gianfranco Palazzoli (Pal Joe) – MdPR

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Era il 1955 quando la Svizzera – in seguito al grave incidente alla 24 ore di Le Mans che costò la vita a ottantatre spettatori e causò il ferimento di altri centoventi
colpiti dai frammenti della Mercedes di Pierre Levegh, anch’egli deceduto – decise di vietare le gare di velocità con veicoli a motore aperte al pubblico.

Potrebbe quindi sembrare strano che da allora gli svizzeri abbiano continuato a gareggiare negli sport motoristici e che oggi ci sia addirittura una squadra elvetica presente nel campionato di Formula 1… Eppure, uno tra i più grandi protagonisti dell’automobilismo degli anni Settanta è proprio originario della Svizzera, e più precisamente di Lugano. Mi riferisco a Clay Regazzoni (all’anagrafe Gian Claudio) cha ha segnato la Storia dell’automobilismo e soprattutto quella del ‘Cavallino’.

Regazzoni, classe 1939, sin da giovane inizia a lavorare nella carrozzeria di famiglia e, spinto dal padre e dall’amico Silvio Moser, all’età di ventiquattro anni fa il suo debutto nelle corse, disputando alcune cronoscalate. Verso la metà degli anni Sessanta viene ingaggiato in Formula 3 e successivamente in Formula 2, categoria in cui ottiene il titolo di campione europeo nel 1970 con la Tecno. Nel 1970 con la Ferrari partecipa alla 24 Ore di Le Mans e sempre nello stesso anno
debutta in Formula 1 alla guida di una vettura della scuderia di Maranello: dopo sole quattro gare ottiene il suo primo successo vincendo il Gran Premio d’Italia a Monza.

In totale, in un decennio, ha disputato centotrentadue Gran Premi in Formula 1 sotto le insegne di varie scuderie: Ferrari (dal 1970 al 1972 e ancora dal 1974 al 1976), BRM (1973), Ensign Ford (1977 e 1980), Shadow Ford (1978) e Williams Ford (1979). Ha collezionato cinque vittorie: quattro con la Ferrari (1970 GP d’Italia, 1974 GP di Germania sul mitico circuito del vecchio Nurburgring, 1975 GP d’Italia, 1976 GP degli Stati Uniti) e una con la Williams (1979 GP d’Inghilterra a Silverstone). Nel 1974 ha sfiorato la vittoria del titolo mondiale, occasione mancata nel Gran Premio degli Stati Uniti a Whatkins Glen dove Clay arriva prima della gara a pari punti in classifica campionato con Emerson Fittipaldi. Regazzoni conclude la gara all’undicesimo posto a causa di problemi meccanici e Fittipaldi con un quarto posto lo scavalca in classifica ottenendo il titolo iridato. Dopo lo spaventoso incidente di Long Beach nel 1980, che lo costringe su una sedia a rotelle, si ritira dalla Formula 1, partecipando comunque in seguito a competizioni motoristiche minori. Purtroppo nel 2006, all’età di sessantasette anni, rimane coinvolto in un incidente lungo l’autostrada A1 dove perde la vita.

Ho pensato di porre a Gianfranco Palazzoli, amico di Clay Regazzoni alcune domande sul grande campione. Di seguito le sue risposte.

Clay Regazzoni
Clay Regazzoni

Come ha conosciuto Clay Regazzoni?

Ho sempre frequentato l’ambiente delle corse. Nel 1955, a ventun’anni, appena maggiorenne e contro la volontà di mia madre, ho iniziato a correre in moto e sono diventato collaudatore di una azienda costruttrice di motociclette. Poi c’è stata una crisi economica simile a quella che viviamo ora e quindi sono stato costretto a sospendere le corse. Ho ripreso nella metà degli anni Sessanta a correre con le vetture, usando lo pseudonimo ‘Pal Joe’, nelle categorie Turismo (Campionato italiano e Campionato europeo), Gran Turismo, Sport e Sport Prototipi. Successivamente ho avuto incarichi come direttore sportivo in alcuni team di Formula 1 tra i quali Team Merzario, Tyrrell, Osella, Benetton e Fondmetal. Ho commentato per anni i Gran Premi di Formula 1 per la Rai, insieme a
Mario Poltronieri ed Ezio Zermiani.

Fino agli anni Ottanta l’automobilismo era molto diverso da oggi: mi piace definirlo come un gruppo di amici che giravano l’Europa (e il Mondo) per gareggiare con le auto, nostra grande passione comune. Ma le rivalità erano solo in pista: una volta scesi dalla vettura eravamo tutti amici. Ho avuto così modo di conoscere Clay. Abitando io a Varese e Clay a Lugano si è creato un rapporto di amicizia: in più grazie alla somiglianza dei nostri dialetti – varesino e ticinese – avevamo la possibilità di trasmetterci spesso le nostre opinioni e impressioni appunto in dialetto.

Che persona era Clay Regazzoni?

Clay è stato un trascinatore di pubblico e di appassionati perché era il classico pilota “di quell’epoca”. Un pilota cioè che trasmetteva esattamente la sua passione per quello sport e anche “quel pizzico di follia” che ci voleva per essere più veloce degli altri. Era un personaggio particolare. Tra le altre cose giocava molto bene a
tennis. Questa sua definiamola “esuberanza” l’ha dimostrata in un sacco di situazioni: se si avesse l’occasione di parlare con qualche guardia di confine di allora potrebbe raccontare alcune avventure capitate nelle dogane, o ancora gli amministratori dei comuni del circondario potrebbero ricordare le battaglie con lui per la velocità con cui attraversava i centri abitati in auto. All’epoca si correva quasi sempre in Europa e così si facevano tre o quattro macchine e si viaggiava tutti insieme. Oppure, per le gare oltreoceano, si viaggiava in aereo e si noleggiavano poi le auto all’aeroporto. Si arrivò al punto che a certi nominativi venivano rifiutati i noleggi dell’auto: era sempre una gara dall’aeroporto all’autodromo. Per non parlare poi di quando si andava in Germania, dove sull’autostrada non esistevano limiti di velocità… Ora tutto è cambiato e anche in Formula 1 l’ambiente è più “ingessato”, i rapporti umani contano meno rispetto a quei tempi.

Clay, sollevava entusiasmo e interesse non solo nei tifosi italiani ma anche in quelli svizzeri. Lui, ticinese, infatti piaceva molto anche agli svizzeri più ‘germanici’ per la sua spontaneità, per questo suo modo di vivere e di esprimersi, per la capacità di essere comunicativo e non ultimo grintoso in pista. Purtroppo questo suo stile lo ha portato anche a conseguenze tristi. Mi riferisco al Gran Premio di Long Beach del 1980. L’urto è stato terribile. Aveva perso il controllo della sua Engine a causa di un guasto e si era scontrato contro una Brabham ferma a bordo pista. Dopo l’incidente sono andato subito in clinica dove era stato ricoverato: era
in condizioni veramente gravi. Poi, con molta grinta, si è ripreso. Chiaramente doveva girare in carrozzina. Ma grazie alla sua forza ha riacquistato indipendenza: guidava tranquillamente e si spostava in autonomia.

E poi quel giorno che avuto l’incidente sulla nostra autostrada… Non si conosce ancora cosa sia successo di preciso… è stata una brutta cosa…

Aveva uno spirito incredibile e non voleva assolutamente mollare. Reagiva alle difficoltà in modo meraviglioso.

La sua gara più bella?

Molti tifosi ricorderanno la prima vittoria con la Ferrari a Monza nel Gran Premio d’Italia del 1970 e sicuramente le gare più belle della sua carriera sono state quelle con la Ferrari. Adesso per vincere in Formula 1 ci vogliono una gran macchina, la mentalità adeguata e lo staff giusto. All’epoca era tutto diverso. Le doti di guida di Regazzoni in fatto di velocità erano fantastiche. A volte però ha esagerato e ha perso delle gare che non avrebbe dovuto perdere. Era noto in tutto il mondo per il suo modo di guidare: faceva delle manovre da lasciarti con il fiato sospeso fino a quando lo vedevi uscire indenne, e ne eri molto felice. Le sue grandi qualità di pilota esperto sono confermate anche dal fatto che è stato lui a suggerire a Enzo Ferrari di assumere Niki Lauda. Clay ha aiutato tantissimo Niki, che, grazie alla sue doti e alla capacità di metterci la testa quando guidava, gli è passato davanti. Questo dimostra che aveva visto giusto.

Clay Regazzoni e Niki Lauda
Clay Regazzoni e Niki Lauda

Regazzoni ha passato sei stagioni in Ferrari. Com’era il suo rapporto con il Grande Vecchio?

Regazzoni piaceva molto a Ferrari. D’altra parte anche Enzo Ferrari aveva corso da giovane ed era un appassionato dei motori che aveva trasformato questa sua passione in un lavoro. Amava tantissimo questi piloti che ci mettevano del loro e spesso andavano oltre i limiti. A Ferrari piaceva molto Clay, forse anche per questo loro aspetto comune. C’è poi da dire che il patron del Cavallino ha sempre avuto una predilezione per questo tipo di piloti: successivamente ha voluto Gilles Villeneuve, all’epoca praticamente uno sconosciuto in Formula 1. A Silverstone, nella sua gara d’esordio, Villeneuve su una McLaren alla prima curva era già arrivato lungo e a Ferrari non dispiacevano i piloti che osavano. Però alla fine bisogna ricordare che lui dopo tutto aveva anche un’azienda da mandare
avanti e se nell’arco delle stagioni non arrivavano i risultati per forza di cose era obbligato a cambiare.

Ha mai corso contro Regazzoni?

Ho corso non contro, ma insieme a Clay. Io ho gareggiato in dodici edizioni della 1000 km di Monza, Clay ha partecipato solo a un paio di edizioni. La 1000 km era una gara molto particolare… Io correvo con le vetture Sport Prototipi di cilindrate inferiori e Gran Turismo, categorie che contro le Sport Prototipi delle maggiori cilindrate avevano poco da fare. Quindi in classifica assoluta era molto difficile per me competere con la sua categoria: in classifica di classe invece
ne ho vinte alcune. Va ricordato che all’epoca erano più importanti le gare di vetture Sport e Prototipi rispetto alla Formula 1. Se Regazzoni vivesse in questo momento correrebbe esclusivamente in Formula 1. A quei tempi invece si dividevano, fra una gara e l’altra, tra formule e prototipi. C’era anche la Formula 2 in cui tutti i grandi hanno corso e alcuni, come per esempio Jim Clark, hanno perso la vita. Quindi queste gare avevano molto più appeal per gli spettatori e ne accrescevano ancora di più l’entusiasmo perché si potevano apprezzare le capacità del pilota mentre correva in Formula 1, Formula 2 o Prototipi. In più vedevano anche il pilota che s’interessava personalmente della sua vettura insieme ai tre o quattro meccanici che aveva al seguito e in alcuni casi addirittura anche  lavorandoci sopra. Era una cosa completamente diversa da adesso, dove il pilota esce dall’abitacolo della vettura e guarda il monitor, gli ingegneri non gli chiedono nulla e il pilota stesso si esprime poco per paura di fare figure scoprendo che le prestazioni non buone potrebbero essere causate da un suo errore, svelato dalla telemetria e dalle immagini.

Clay Regazzoni su Ferrari, G.P. di Germania del 1974
Clay Regazzoni su Ferrari, G.P. di Germania del 1974

Il ricordo più bello di Clay?

Andando indietro con la mente non saprei definire un momento in particolare. Essere in giro con il Clay era sempre una cosa speciale. Quindi erano tutti momenti belli. Ricordo che c’è stato un periodo in cui aveva una Lancia Aurelia Coupé con guida a destra ed era divertente girare con lui perché ti chiedeva se
poteva sorpassare o no, dato che con la guida a destra, se sei dietro a un altro veicolo, non hai la visuale per il sorpasso.
Quando ero seduto di fianco – e quindi essendo a sinistra avevo la visibilità – lui si affidava a me chiedendomi in perfetto dialetto ticinese: «Pala,
l’è bona?» E appena c’era via libera io gli dicevo «Fora!» E lui si buttava fuori superando allegramente gli altri veicoli.

Ci son stati momenti belli e momenti brutti.

Era una grande persona. Su di lui potevi sempre contare.

Michele Castelletti

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3 Risposte
  1. Ricordo un incontro a Misano nel 1974 credo, io correvo con una Alpine a110 gr 3 quindi una categoria minore, ma avendo un casco della Bel di cui mi piaceva la linea, lui mi apostrofò simpaticamente e si interesso della mia Alpine A110 definendolo un delle vetture più sincere e belle da guidare.
    (no so se ne avesse guidata una) ma fu gentile e molto gradevole, ma soprattutto alla mano, come poi ebbi modo di constatare ad una esposizione di auto da corsa a Cantù nel 1975 o 76…. un uomo divo senza saperlo o senza volerlo. La sua scomparsa mi dispiacque molto e penso e spero che la causa fosse stata un colpo di sonno.., Grande Clay….

  2. Quegli anni (1969-70-71-72-73-74-75-76-77) li ricordo PERFETTAMENTE
    Ho amato il pilota Clay come nessuno, solo Gilles gli è stato alla pari.
    Quello che scrive Palazzoli è la verità pura e sanguigna, in quegli anni l’automobilismo sportivo era una avventura per uomini veri, le emozioni erano grandissime e vere, ora è solo management e business, tutto è già scontato prima ancora delle prove, si vince solo con la macchina migliore, in quegli anni vonceva l’uomo/pilota migliore !

  3. Grazie, sempre strepitose le memorie sul motorsport degli anni ’70.

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