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Cina: attaccare solo per difendersi

Sun Zi, autore del più famoso trattato di arte militare, studiato ancora oggi nelle Accademie, vissuto all’incirca nel periodo di Confucio, nel VI secolo a.c., dice, nel terzo capitolo, che “è meglio mantenere intatto uno Stato, piuttosto che condurlo alla rovina, è meglio preservare un esercito, anziché distruggerlo. Il meglio non è vincere cento battaglie su cento, bensì sottomettere il nemico senza combattere, insidiando le sue strategie, rompendo le sue alleanze e vanificando l’attacco diretto. La peggior politica è assediare le città del nemico, invece di attendere con prudenza le altrui imprudenze”.

In tutta la loro storia, i Cinesi hanno agito così, sia in campo militare che in quello economico, cioè non hanno mai scelto di fare guerre di conquista, né di espansione culturale, ma hanno applicato sempre la loro arte militare, che era soprattutto di difesa e, sebbene la strategia prevedesse talvolta l’attacco ed essi si compiacessero di considerare la propria civiltà come la prima al mondo, non sono mai usciti dai propri territori. La loro mentalità è rimasta tale ancora oggi.

Le ragioni non sono solo filosofiche e culturali, ma soprattutto geografiche, infatti, la Cina occupa, da sola, una superficie di 9 milioni e mezzo di km2,, escluse le isole, cioè un vero e proprio continente, se consideriamo che l’Europa si estende per circa 10 milioni di km2 e l’Australia su circa 7 milioni. Dalle steppe mongoliche del nord e dai ghiacci invernali della Manciuria, la Cina arriva ai climi subtropicali del sud, dai monti dell’ovest, i più alti del mondo, si abbassa fino alle pianure coltivate dell’est.

Forse, uscire da questa immensità sarebbe stato un dispendio inutile di energie di ogni tipo, da quelle umane, a quelle economiche, da quelle militari a quelle del benessere interno. Gli imperatori ben lo sapevano, avendo studiato per secoli Confucio, il Taoismo e Sun zi, che sempre presentavano l’allontanamento dalle proprie origini come una disgrazia inutile e non come un principio di conoscenza, concetto molto occidentale. Il sapere, per loro, veniva solo dallo studio e dall’osservazione della natura, le cui leggi regolano tutto l’universo nello stesso modo e per sempre.

Tutto ciò non ha evitato il nascere di guerre e la realizzazione di potenti eserciti, tanto che ogni nome di imperatore è legato alla forza dei propri soldati, sia in tempo di pace che di conflitto, ma sempre con il fine di difesa. La prima grande opera di carattere militare, ma di utilità civile, è stata la Grande Muraglia, edificata nel III secolo a.c., su pezzi già esistenti, continuata durante tutte le dinastie, con lo scopo di impedire alle popolazioni mongole del nord di invadere, nelle loro migrazioni, i territori cinesi. Si trattava di uno scontro atavico tra una civiltà nomade e primitiva, dedita alla pastorizia e una stanziale ed avanzata, che praticava l’agricoltura. Tutto il confine del nord, pian piano, si è articolato lungo un muro fortificato, che ancora si estende dall’estremo ovest fino al mare dell’est cinese, per oltre 4.000 km.

Qin Shi Huang Di, primo imperatore cinese, aveva formato il più potente esercito della storia feudale della Cina, tanto da farlo riprodurre in terracotta, per il proprio mausoleo, a grandezza superiore al naturale. Soltanto lui, forse, ha compiuto una lunga guerra di conquista, riunendo tutti i cosiddetti Stati Combattenti sotto il suo dominio e fondando l’impero cinese, durato oltre 2 millenni. Poi, però, il suo governo assoluto, in tempo di pace, si era preoccupato di uniformare i territori, istituendo una moneta comune, un passo dei carri uguale da luogo a luogo, una lingua ufficiale, delle leggi tributarie unitarie, ma soprattutto un esercito formato da tutte le etnie conquistate.

Dai propri confini imperiali, i Cinesi non si distaccheranno mai, non si spingeranno mai ad Occidente, dove si credeva che fosse solo inciviltà e male e neppure navigheranno ad Oriente, dove dimoravano i nemici giapponesi. Verso ovest si andrà una sola volta, con l’unico navigatore della loro storia, l’ammiraglio Zheng He, che per sette volte, all’inizio del 1400, sotto la dinastia Ming, spingerà la flotta oltre le coste malesi e indiane, giungendo alle sponde dell’’Africa. Non abbiamo prove archeologiche di questo, ma solo letterarie negli Annali Imperiali, ma poiché i Cinesi, annotano tutto con precisione e amore per il tramandare, possiamo crederci.

Dal primo imperatore, vissuto nel III secolo a.c., dobbiamo arrivare alla fine del ‘700 per trovarne un altro che sia conquistatore, è Qian Long, sotto il cui impero, la Cina raggiunse la propria massima estensione territoriale, dalla Mongolia alla Manciuria, al Vietnam, alla Cambogia alle Filippine, a tutte le isole del mar cinese e quelle prospicienti la costa meridionale, ma nessun intervento militare, fuori dell’area dell’estremo oriente, può essere individuato.

La più grande conquista di tutti i tempi è stata quella di Te Mu Jin, alias Gengis Khan, ma non era cinese, era tartaro, cioè veniva dalla Mongolia e comunque, furono i Mongoli a conquistare militarmente la Cina, non il contrario e a fondare una loro dinastia, gli Yuan, che regnò circa 90 anni. I Cinesi costruirono la Grande Muraglia, ma non entrarono in Mongolia, se non dopo la seconda guerra mondiale, nella spartizione imposta dall’Unione Sovietica.

Oggi la mentalità cinese è ancora questa, mai invadere, ma difendersi, lo dice anche la loro Costituzione, nel Preambolo: “… La Cina non sarà mai una superpotenza. Dobbiamo rafforzare la nostra unità con i paesi socialisti e con tutti i popoli e le nazioni oppresse consolidando il reciproco appoggio, operare per la coesistenza pacifica con i paesi a differente sistema sociale sulla base dei cinque principi (mutuo rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale, reciproca non aggressione, reciproco non intervento negli affari interni, uguaglianza e vantaggio reciproco e coesistenza pacifica) e lottare contro la politica d’aggressione …”

Non dobbiamo pensare che il concetto di non belligeranza, poiché non fa parte dei quattro capitoli e degli articoli contenuti all’interno della Costituzione, abbia meno valore, da noi in Occidente, forse è così, ciò che sta nelle introduzioni, non conta niente, ma per i Cinesi, il Preambolo è un vero e proprio capitolo con un contenuto programmatico importante, in cui si dettano le linee basilari di tutto il resto, compresa la politica estera.

Infine, tante volte si sente obiettare che la Cina oggi abbia comunque conquistato il mondo, invadendolo con i propri prodotti, dimentichiamo, invece, che loro non sono mai venuti a proporre, ma siamo andati noi là, delocalizzando aziende, stringendo patti commerciali, portando prototipi industriali da riprodurre a basso costo e proponendo colori, design, estetica e know-how fin troppo facili da copiare.

Irene Affede Di Paola

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