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Churchill
Penso a Winston Churchill e subito mi appare come mirabilmente ritratto nel 1941 da Yousuf Karsh: il ‘Leone d’Inghilterra’ in persona.
Winnie, non dimentichiamolo, non era arrivato a Downing Street a seguito di una elezione ma – e mai scelta fu più consapevole e ‘giusta’ – per necessità.
Dimessosi Neville Chamberlain dopo l’invasione da parte di Hitler della Norvegia, il Paese aveva bisogno, necessitava appunto, di una guida forte, di un leader indiscutibile e, per quanto discusso invece il Nostro fosse, della sua mano.
Incrollabile, vero ‘uomo della Provvidenza’, nel terribile frangente, seppe dare cuore ed anima all’Inghilterra.
E guardava lontano, più di chiunque altro a quei tempi, se è vero – ed è vero – che, come ottimamente scrive in una nota del suo ‘World Order’ Henry Kissinger, Winston “durante la guerra pensava che tutto sarebbe andato bene se (dopo) avesse potuto pranzare una volta alla settimana al Cremlino” e che “quando la fine del conflitto si stava avvicinando, ordinò al suo capo di stato maggiore di prepararsi alla guerra con l’Unione Sovietica”.
Gli avessero gli Alleati dato retta?
Mauro della Poerta Raffo
Churchill ritratto nel 1941 da Yousuf Karsh
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