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I cento (e più) film imperdibili dal 1950 in poi

23 settembre 2016

 

Molti mi hanno chiesto un elenco dei cento film per me imperdibili.

Eccolo qui, dal 1950 in poi.

Oltre agli imperdibili ci sono anche quelli che amo di più, magari visti anche venti volte e il totale supera di parecchio il centinaio.

Più avanti farò l’elenco, molto più ristretto, di quelli dal 1949 in giù.

Ditemi se ne ho dimenticato qualcuno e anche se ne ho inserito alcuni immeritevoli.

 

 

Giungla d’asfalto (John Huston, 1950)

Viale del tramonto (Billy Wilder, 1950)

L’asso nella manica (Billy Wilder, 1951)

Bellissima (Luchino Visconti, 1951)

Guardie e ladri (Mario Monicelli, 1951)

Cantando sotto la pioggia (Stanley Donen & GeneKelly, 1952)

Casco d’oro (Jacques Becker, 1952)

Mezzogiorno di fuoco (Fred Zinnemann, 1952)

Umberto D (Vittorio De Sica, 1952)

Don Camillo (Jean Duvivier, 1952)

Il cappotto (Alberto Lattuada, 1952)

I vitelloni (Federico Fellini, 1953)

Il cavaliere della valle solitaria (George Stevens, 1953)

Senso (Luchino Visconti, 1954)

La finestra sul cortile (Alfred Hitchcock, 1954)

Grandi manovre (René Clair, 1955)

Il ferroviere (Pietro Germi, 1955)

La morte corre sul fiume (Charles Laughton, 1955)

Rapina a mano armata (Stanley Kubrick, 1956)

Sentieri selvaggi (John Ford, 1956)

La parola ai giurati (Sidney Lumet, 1957)

Testimone d’accusa (Billy Wilder, 1957)

I soliti ignoti (Mario Monicelli, 1958)

L’uomo di paglia (Pietro Germi, 1958)

Il buco (Jacques Becker, 1959)

A qualcuno piace caldo (Billy Wilder, 1959)

Un dollaro d’onore (Howard Hawks, 1959)

La grande guerra (Mario Monicelli, 1959)

I quattrocento colpi (François Truffaut, 1959)

Tutti a casa (Luigi Comencini, 1960)

Fino all’ultimo respiro (Jean-Luc Godard, 1960)

Il barone (Jean Delannoy, 1960)

La ragazza con la valigia (Valerio Zurlini, 1961)

Lo spaccone (Robert Rossen, 1961)

Il posto (Ermanno Olmi, 1961)

Tom Jones (Tony Richardson, 1961)

Una vita difficile (Dino Risi, 1961)

Divorzio all’Italiana (Pietro Germi, 1962)

Il sorpasso (Dino Risi, 1962)

Jules e Jim (François Truffaut, 1962)

Cronaca familiare (Valerio Zurlini, 1962)

Il Gattopardo (Luchino Visconti, 1963)

Le mani sulla città (Francesco Rosi, 1963)

Il servo (Joseph Losey, 1963)

I mostri (Dino Risi, 1963)

La grande fuga (John Sturges, 1963)

La visita (Antonio Pietrangeli, 1963)

Signore e signori (Pietro Germi, 1965)

Io la conoscevo bene (Antonio Pietrangeli, 1965)

Un uomo, una donna (Claude Lelouch, 1966)

Gangster Story (Arthur Penn, 1967)

Rosemary’s Baby (Roman Polanski, 1967)

C’era una volta il West (Sergio Leone, 1968)

Butch Cassidy (George Roy Hill, 1969)

Ultimo domicilio conosciuto (José Giovanni, 1969)

Messaggero d’amore (Joseph Losey, 1970)

L’amante (Claude Sautet, 1970)

L’ultimo spettacolo (Peter Bogdanovich, 1971)

Cabaret (Bob Fosse, 1972)

Il fascino discreto della borghesia (Luis Bunuel, 1972)

Pane e cioccolata (Franco Brusati, 1973)

La stangata (George Roy Hill, 1973)

C’eravamo tanto amati (Ettore Scola, 1974)

Frankenstein Junior (Mel Brooks, 1974)

Prima pagina (Billy Wilder, 1974)

Dersu Uzala (Akira Kurosawa, 1975)

Barry Lyndon (Stanley Kubrick, 1975)

Novecento (Bernardo Bertolucci, 1976)

I duellanti (Ridley Scott, 1977)

Una giornata particolare (Ettore Scola, 1977)

Il cacciatore (Michael Cimino, 1978)

Oltre il giardino (Al Ashby, 1979)

Atlantic City USA (Louis Malle, 1979)

The Elephant Man (David Lynch, 1980)

Shining (Stanley Kubrick; 1980)

Toro scatenato (Martin Scorsese, 1980)

Guardato a vista (Claude Miller, 1981)

Blade Runner (Ridley Scott, 1982)

Victor Victoria (Blake Edwards, 1982)

E.T. (Steven Spielberg, 1982)

Zelig (Woody Allen, 1983)

C’era una volta in America (Sergio Leone, 1984)

Una domenica in campagna (Bertrand Tavernier, 1984)

La rosa purpurea del Cairo (Woody Allen, 1985)

La famiglia (Ettore Scola, 1985)

Nuovo Cinema Paradiso (Giuseppe Tornatore, 1988)

Un cuore in inverno (Claude Sautet, 1992)

Gli spietati (Clint Eastwood, 1992)

America oggi (Robert Altman, 1993)

Piovono pietre (Ken Loach, 1993)

L’età dell’innocenza (Martin Scorsese, 1993)

Carlito’s Way (Brian De Palma, 1993)

Quel che resta del giorno (James Ivory, 1993)

Le ali della libertà (Frank Darabont, 1994)

Tre colori – Film rosso (Krzysztof Kieslowski, 1994)

Forrest Gump (Robert Zemeckis, 1994)

Fargo (Ethan e Joel Coen, 1995)

Nuvole in viaggio (Aki Kaurismaki, 1996)

Donnie Brasco (Mike Newell, 1997)

La vita è bella (Roberto Benigni, 1992)

Train de vie (Radu Mihaileanu, 1998)

Gosford Park (Robert Altman, 2001)

L’uomo che non c’era (Ethan e Joel Coen, 2001)

La stanza del figlio (Nanni Morettti, 2001)

L’uomo del treno (Patrice Leconte, 2002)

Appuntamento a Belleville (Sylvain Chomet, 2003)

Mystic River (Clint Eastwood, 2003)

Million Dollar Baby (Clint Eastwood, 2004)

Le vite degli altri (Florian von Donnersmark, 2006)

Volver (Pedro Almodovar, 2006)

Non è un paese per vecchi (Ethan e Joel Coen, 2007)

Il mio amico giardiniere (Jean Becker, 2007)

Bastardi senza gloria (Quentin Tarantino, 2009)

Midnight in Paris (Woody Allen, 2013)

Le donne del sesto piano (Philippe Le Guay, 2011)

Still Life (Uberto Pasolini, 2013)

Massimo Bertarelli

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4 Risposte
  1. Concordo su quasi tutti quelli che ha elencato. Secondo me però ha dimenticato almeno 3 film che sono tra i miei cult personali: “Yellow submarine”, “Gli insospettabili” e “Pulp fiction”. Spero che posterà presto i film imperdibili dal 1949 in giù 🙂

  2. Premesso che tutti i gusti e le opinioni personali sono rispettabili, divertiamoci a condividerle, iniziando dalla sintetica osservazione del Signor Tosi sulla troppa indulgenza per i fil italioti. In effetti, sembra forse eccessivo classificare, fra i migliori cento, film come “Don Camillo”, per quanto comicamente riuscito, o “La stanza del figlio”, per quanto meno noioso e solipsistico della maggior parte dei film dello stesso regista. Da non dimenticare la fulminante battuta di Dino Risi rivolta a Nanni Moretti ed alla sua ingombrante, noiosa presenza nelle scene dei suoi film: “Scànsati, e facci vedere il film”.
    Forse fra i grandi italiani avrebbe meritato un posto Luigi Magni con “Nell’anno del Signore” oppure con “In nome del Papa Re”?
    Diverso discorso per i film di Sergio Leone oppure, mutatis mutandis, di Quentin Tarantino. Che senso ha citare e copiare costantemente i grandi maestri (John Ford, Howard Hawks etc.)? Significa ammettere che dopo di loro non c’è più molto da inventare o da dire? E allora perché dovrei vedere i tuoi film “citazionisti” e non gli “originali” dei grandi maestri? Perchè devo masochisticamente sottopormi ad ore ed ore di violenza esplicita, tipicamente propinate da registi che non hanno granché da dire e riempiono così il vuoto delle sceneggiature? Nei suoi film Sergio Leone dà sempre l’impressione di voler dire che, non essendo in grado di fare capolavori western, si rifugia nella parodia, nella messa in burletta di quelli che vorrebbe far apparire come stereotipi, senza aver il coraggio però di andare fino in fondo, forse perché più o meno consapevole di quanto poco quel genere di capolavori si presti alla parodia, di quanto farne parodia vuol dire ammettere di non averli capiti.
    Ha dimenticato qualche capolavoro? Forse “L’ uomo che uccise Liberty Valance” di John Ford, e “Orizzonti di Gloria” di Kubrick.
    Comunque grazie per gli spunti di riflessione

  3. Mi sono rimasti nel cuore determinati film anche non appartenenti alla lista dei “meravigliosi” per semplice nostalgia “Le Quattro Piume” uno dei primi film a colori,intendo la prima versione,non le seguenti,proiettato al cinema Vittoria ,ero un ragazzo l’ho incorporato nel cranio e lì e rimasto.
    Cieli di Fuoco mi ha indotto a volare.
    Non dimentichiamo “Via col Vento “

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