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Cabine

Qualcuno tra i ‘vecchi’.
Intendo, tra quanti trovavi nel bagno a conoscenza dei suoi segreti.
‘Vecchi’ invero della tua età che ti portavano – invitandoti al silenzio, dito indice teso verticalmente tra mento bocca e naso – dietro la sfilata delle cabine, fino alla numero trenta.
Colà, una pietra ben collocata permetteva di alzarsi sulla punta dei piedi e guardare dentro.
Ed occorreva trattenere il respiro.
Ed evitare colpi di tosse.
Rumori di qualsivoglia genere.
Sostavi, allora, lo sguardo rivolto all’inizio del buio camminatoio.
Fin quando, dai complici, ti veniva dato il via.
Subito, l’occhio alla fessura, attento ad adattarsi al chiaroscuro interno.
E la delusione se, per uno scherzo che avresti restituito con gli interessi, invece di una ragazza, di una signora, trovavi alla vista, distogliendo immediatamente lo sguardo, un ragazzino, un uomo addirittura.

Era quello il segreto che i bambini non più tali e non ancora grandicelli si tramandavano per tutta la stagione balneare.
Dall’apertura, già ai primi di giugno, alla chiusura definitiva degli ombrelloni, oltre metà settembre.

E quale fu la mia delusione l’anno seguente quando, arrivato di nuovo, infilato d’urgenza il camminatoio, non avevo trovato traccia della pietra incriminata.
Avevo constatato che la fessura era stata sigillata.

Una vita fa, invero.

Mauro della Porta Raffo

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