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Bettino Craxi

L’uomo e il politico nel ricordo di Stefania Craxi

 

Bettino Craxi è stato un uomo buono, intelligente, semplice, concreto, coraggioso, innamorato della sua patria e degli italiani, divorato da una passione politica che occupava la sua giornata e buona parte della notte.

A dieci anni aveva fracassato a sassate le vetrate della casa del fascio nel paesino dove i miei nonni erano sfollati.

A quattordici attaccava i manifesti per il Fronte Popolare.

A diciotto si iscrisse al Partito Socialista e a ventidue fu eletto Consigliere comunale.

Non ho mai visto mio padre prendere una decisione sulla base di opportunità od opportunismi di sorta, ma solo in base alle sue convinzioni profonde.

È stato l’unico politico della Prima Repubblica a non venire a patti compromissori né con i servizi segreti americani, Sigonella lo testimonia, né con quelli dell’Est, gli Euromissili ne forniscono storica testimonianza.

Il decisionista era in realtà un riflessivo che studiava a fondo ogni problema ostinandosi poi a far prevalere le proprie convinzioni quando le riteneva giuste.

Tutte le iniziative, a volte temerarie, che portò a buon fine, non sarebbero state possibili se a monte non ci fossero state un impasto di convinzioni profonde e di idee nuove.

Per restituire senso, identità e valore al socialismo italiano Craxi andò indietro nel tempo e si riallacciò a quel filone del pensiero socialista che prevaleva nelle organizzazioni sindacali, ma ha sempre avuto scarsa fortuna nel partito.

Per la storia il riformismo è stato in minoranza di continuo dal 1914 al 1976, quando Craxi ne adattò i programmi al tempo moderno e ne fece la maggioranza forte e stabile del partito fino alla sua distruzione per mano giudiziaria.

La forza del riformismo e la sua nobiltà deriva dal fatto che esso nasce da una profonda convinzione culturale e morale, dalla convinzione che la storia non conosce scorciatoie, dall’obbligo morale di tener comunque fede a questo dato della realtà, fu la sua bussola ideale.

Il riformismo diviene maggioranza nel Psi con Craxi, ma solo nell’ ’81, nel Congresso di Palermo.

Craxi vince la sua partita modernizzando il riformismo con due innovazioni fondamentali: indicando lo sviluppo come base economica indispensabile per una maggiore giustizia sociale, e l’individuo – non più la classe, la massa, la comunità – come il soggetto operativo del progresso economico e civile.

Con questi principi e con l’azione conseguente, Craxi segnava un distacco netto del socialismo da tutte le teorie economiche e sociali del comunismo e assegnava al riformismo liberale il primato su tutta la sinistra e una funzione di guida e di governo sull’intero Paese contendendolo alla Democrazia Cristiana.

Parlare dello sviluppo significava addossare anche al lavoro dipendente responsabilità nell’andamento dell’economia che mai i sindacati avevano voluto addossarsi.

E indicare l’individuo come motore della società voleva dire capovolgere tutte le teorie sul capitalismo, l’internazionalismo, l’operaismo, la democrazia come popolo, massa e tutte le storie connesse.

Sono la sua grande eredità.

La produzione della ricchezza prima della sua distribuzione.

Oggi è una convinzione comune, ma negli anni Ottanta, dominati da convinzioni egualitarie, era una vera eresia.

Ma è proprio questa convinzione che spinse Craxi al risanamento economico, sfidando il Pci e il suo tabù, la scala mobile e a finanziare l’industria, l’agricoltura, il terziario, la ricerca.

Il riconoscimento dei meriti e il soccorso ai bisogni come guida della politica sociale.

Oggi è facile parlare di meritocrazia, ma ancora la si introduce con il contagocce, come avviene nella pubblica amministrazione, nella scuola e nell’università, figurarsi allora quando imperava il diciotto politico e si mirava all’appiattimento sociale.

La persona viene prima dello Stato, del partito, della massa.

Un’affermazione che capovolgeva tutte le convinzioni comuniste sulla democrazia, sull’individuo, sull’organizzazione politica, sullo stato e i suoi compiti.

Fu in nome di questo principio che si batté sul serio e con convinzione per cercare di salvare la vita di Aldo Moro.

Fu la prima di altre dolorose sconfitte.

Il valore sociale della Libertà.

Congiungendo il riformismo al liberalismo, Craxi non solo ha dato nuova vita al socialismo, incapace di additare nuove mete dopo aver conquistato il welfare State, ma ha aperto nuove strade all’individuo e ha dato vita ad un nuovo incentivo economico.

Liberando l’individuo da un eccesso di vincoli, aprendo di fronte a lui maggiori spazi d’azione, di libertà, l’individuo è spinto a produrre, a migliorare la propria condizione ed emanciparsi sempre più dal soccorso dello Stato.

Sulla tomba dove giace ad Hammamet, l’iscrizione porta “La mia libertà equivale alla mia vita” e quella libertà la voleva per tutti, anche per sé.

La libertà come valore non negoziabile.

La stanza del Segretario del Partito socialista italiano è sempre stata aperta per chiunque nel mondo soffrisse per la privazione della libertà.

Ha sostenuto ed aiutato politicamente e finanziariamente gli esuli di tutto il mondo, spagnoli, greci, portoghesi, cecoslovacchi, polacchi, russi, ungheresi, uruguayani, salvadoregni, ebbe il coraggio di parlare della tragedia cilena davanti al Congresso americano e suggerire la via democratica a Ronald Reagan.

Il Presidente del Consiglio Craxi in tutti i suoi viaggi subordinava i buoni rapporti dell’Italia alla liberazione dei prigionieri politici.

Ha liberato i capi di Solidarnosc dalle carceri di Varsavia, portato Jiri Pelikan al Parlamento europeo, eletto nella lista socialista.

La visione mediterranea dell’Italia, un sogno di unità nazionale attraverso la complementarità delle attività dell’intero Paese: un sogno che dovrebbe farsi strada anche in un’Europa che per anni in preda ad una sorta di rattrappimento baltico, non si è curata della crescita del continente africano, naturale bacino di sviluppo dell’Europa.

Per un mediterraneo pacifico, sede di scambi commerciali, politici, luogo di incontro di culture diverse, Craxi si è battuto con tenacia e perseveranza.

Se le diplomazie occidentali avessero seguito con eguale costanza le vie da lui tracciate, con ogni probabilità non staremmo oggi a piangere sui guasti del terrorismo islamista o dell’immigrazione incontrollata.

La democrazia governante.

È la più robusta concezione di democrazia mai immaginata.

Il sistema dei pesi e dei contrappesi.

Non può diventare un eterno ciclo di controlli, così la democrazia deperisce, il sistema deve anche produrre leggi, regolamenti per seguire la crescita del Paese e rafforzarsi con il consenso dei cittadini, e quindi occorreva modernizzare la Costituzione.

È del 1987 il saggio pubblicato dall’ “Avanti” in cui denunciava l’inadeguatezza di alcune parti della nostra Costituzione e proponeva una Grande Riforma che abbracciava tutti i campi della vita democratica, politica, civile, sociale del Paese.

Io non so quali altre idee siano passate nella mente di un uomo che, alla politica e al bene dell’Italia, ha dedicato tutta la sua vita.

Posso però ritenere che senza il conforto di un pensiero interamente dedicato all’innovazione non sarebbe stato possibile realizzare quello che ha realizzato Craxi, portare l’Italia fra i grandi Paesi industrializzati della Terra, assicurare all’Italia un posti di preminenza sulla scena internazionale.

Craxi ha cambiato la cultura del Paese opponendo la tradizione riformista liberale all’egemonia del marxismo comunista.

Forse la tragedia di Craxi sta tutta qui, nell’imparità delle forze contro un pensiero che aveva occupato le università, sedotto gli intellettuali, persino contagiato frange del mondo cattolico.

Aveva la visione di un’Italia pacifica, tollerante, dove, prima di dare del criminale ad un avversario politico, ci si pensa due volte, dove si lavora per creare sviluppo e progresso, dove si ha alto e forte il senso di comunità e della nazione.

Craxi è stato sconfitto nei suoi sogni, ma le sue idee appartengono a tutta la nazione ed io mi auguro un giorno di veder germogliare molti dei semi sparsi da Bettino Craxi tanti, tanti anni fa.

Stefania Craxi

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2 Risposte
  1. …E, “come se non bastasse…” ha voluto inaugurare (come amorevole omaggio al suo caro papà,Vittorio, originario della nostra provincia, in quel di San Fratello) la ristrutturata, pregiata Biblioteca da secoli tristemente abbandonata e riscoperta dai miei alunni della locale scuola media di San Fratello.
    L’ allegato documento ne è prova storica che, con orgoglio e affetto, voglio dedicare al sempre caro Bettino Craxi ed altrettanto caro amico, mio conterraneo, Nanni Ricevuto.

  2. Sono lieto che MdPR abbia avuto il coraggio di ospitare questo contributo. Laico, come MdPR, mi ritrovo senza una “casa” politica da molti anni, ormai. La lucidità con cui la figlia rivendica i meriti e la grandezza politica del padre le fa onore. Certo, c’è poi una vicenda giudiziaria che tutti conosciamo e che ha travolto – insieme a Craxi – molti altri politici. Penso, all’amico Renato Altissimo, che sulla parzialità, faziosità, strumentalità di certe inchieste giudiziarie ha scritto con cognizione di causa. In Italia – più che altrove – la giustizia è a campione. Il che non significa che i condannati in via definitiva siano innocenti, ma che anche altri – non indagati – lo sono. Da qui il condannato ricava la sensazione di essere un agnello sacrificale, una vittima prescelta per motivi che molto hanno a che vedere con la persona del giudice o con quella del condannato, meno con il reato e la sua pericolosità sociale. L’uso strumentale che è stato fatto della giustizia imbarazza il giurista intellettualmente onesto (e forse non a caso sia il sottoscritto che MdPR siamo giuristi). Grazie.

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