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Battesimo
“… Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati…”
Così, nel ‘Credo’ recitato dai fedeli in particolare durante la Messa.
Ora, perché dettare “un solo Battesimo e sottolineo “solo”?
Perché nel testo originale (‘Simbolo degli Apostoli’) l’espressione non corrisponde (si parla colà di “remissione

dei peccati” ma non esplicitamente dell’atto battesimale)?

Conviene che, appunto interrogandoci a questo riguardo, si parli degli ‘Anabattisti’?
Di quanti nei primi decenni del Cinquecento intendevano ricondurre il Battesimo alle origini, ricordando come nei Vangeli Giovanni immerga nelle acque del Giordano solo adulti?
Come da questo avessero evinto che l’atto dovesse essere frutto di una consapevole scelta che un infante non può compiere?
Come per conseguenza avessero cominciato a (diremmo e abbiamo detto noi non essi che non considerando valido il precedente parlavano di ‘battezzare’) a ‘ribattezzare’ adulti?
Come fu (ri)battezzato il 21 gennaio 1525 Jorg Cajacob ad opera di Konrad Grebel?
Come gli ‘Anabattisti’ – così invero volgarmente nomati – siano stati di poi scomunicati, perseguitati, martirizzati?
Come in specie attraverso Menno Simons siano nati i ‘Mennoniti’?
Come il ‘credo’ anabattista in proposito permanga in numerose Chiese protestanti?
E, infine, non è forse logico e ‘giusto’ (è possibile usare ‘giusto’ al riguardo?) che il Battesimo sia conseguenza di una scelta matura che a un infante è ovviamente preclusa?
Occorre, necessita sempre interrogarsi.
Occorre, necessita sempre studiare.
Mauro della Porta Raffo
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