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Antonio López de Santa Ana
La storia del Messico, dagli anni Dieci dell’Ottocento all’estremo declinare dei Venti del secolo successivo?
La più interessante in assoluto!
Mille i protagonisti di un lungo periodo costellato da lotte indipendentiste, colpi di Stato, invasioni, guerre contro i francesi e gli americani, dittature, rivoluzioni, ovviamente molte uccisioni illustri e morti ammazzati a non finire.
Talmente usuale combattere che Pancho Villa, scoprendo durante un’intervista datata 1916 che negli States non c’erano guerre in atto, se ne uscì con un meravigliato “ma cosa fate tutto il giorno?” rivolto all’interlocutore yankee.
Fra i protagonisti di maggior peso del quarantennio che intercorre tra la seconda metà degli anni Dieci e quella dei Cinquanta dell’Ottocento di rilevo assoluto Antonio López de Santa Ana, definito ‘re non incoronato’ dagli storici.
Presidente undici volte (quasi sempre per un tempo limitato), comandante delle truppe messicane, prima vittorioso ad Alamo e poi sconfitto a San Jacinto (corre il 1836) nel fallito tentativo di impedire la secessione del Texas, capace (perdendo una gamba che farà seppellire con gli onori militari) di liberare Vera Cruz nella Guerra dei Pasticcini contro gli invasori francesi (nel 1839), eroico, strenuo, nello sfortunato conflitto con gli Stati Uniti concluso nel 1848, in esilio dipoi a Cuba, negli USA, in Colombia e nell’isola allora colonia danese di Saint Thomas (non lo voleva nessuno permanentemente), coinvolto in affari se non loschi poco chiari, introduttore negli Stati Uniti del chewing-gum, estimatore e propagandista della lotta tra i galli, il Nostro illustrò di sé il Paese latino americano in quella che altri commentatori chiameranno correttamente ‘The Age of Santa Ana’.
Del generale dubitò peraltro molto Benito Juarez che – desiderava intervenire, il buon Antonio – lo tenne a distanza negli anni dell’avventura messicana, tragicamente conclusa, di Massimiliano d’Asburgo, fucilato al Queretaro nel 1867.
Rientrerà López nell’amata Patria solo nel 1874, approfittando di una amnistia, per morire ottantaduenne due anni dopo.
Con Agustín Iturbide, il citato Benito Juarez, Porfirio Diaz e i protagonisti della Rivoluzione che infiamma il Paese dal 1910 ben oltre il limite ufficiale del 1917 (Alvaro Obregon sarà assassinato addirittura nel 1928), Santa Ana si staglia assolutamente nell’Olimpo messicano.
Chapeau!
Mauro della Porta Raffo
Una risposta
  1. Uno che perde una gamba in combattimento e la fà seppellire con gli onori militari può stare al fianco di Alessandro Magno, Giulio Cesare, Napoleone Bonaparte. Ha anche sense of humour Enzo Tosi.

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