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Amarezza (Adlai Stevenson II)

Nipote dell’omonimo vice presidente (nel secondo mandato di Grover Cleveland), governatore dell’Illinois e infine, nella prima metà degli anni Sessanta del trascorso Novecento, rappresentante degli Stati Uniti all’ONU, Adlai Stevenson va ricordato non solo per le sue ampiamente dimostrate capacità personali e politiche (queste ultime, peraltro, non tali da farlo approdare a White House visto che le due volte che ottenne dai democratici la nomination – nel 1952 e nel 1956 – fu sonoramente battuto dal repubblicano Dwight Eisenhower).

Va ricordato anche per una particolare vicenda familiare e per una frase assai significativa riguardante il livello medio degli elettori (non solo americani e non solo di allora, dico io).

Quanto alla vicenda familiare – secondo Raymond Cartier che ne parla nel suo imperdibile ‘Le cinquanta Americhe’ – la moglie di Stevenson, Ellen Borden (sposata nel 1928 e che gli aveva dato tre figli) chiese ed ottenne il divorzio nel 1949 per ragioni, diciamo così, politiche.

Repubblicana a tutto tondo, aveva sopportato le idee democratiche del coniuge fino al momento in cui lo stesso si era proposto per la candidatura al governatorato, goccia che aveva fatto irrimediabilmente traboccare il vaso.

Per inciso, va ricordato che è in ragione di tale accadimento che la funzione di first lady dell’Illinois negli anni seguenti fu appannaggio di una sorella di Adlai.

Quanto all’idea che il colto e intelligente Stevenson aveva dell’elettore, illuminante quanto ebbe a rispondere a una signora che dopo un suo discorso (campagna elettorale del 1952) lo avvicinò per dirgli:

“Tutte le persone intelligenti voteranno per lei”.

“Non basterà, madame” replicò amaramente.

“Occorre la maggioranza!”

Mauro della Porta Raffo

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