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Amadigi

Allora.
Bernal Diaz del Castillo, descrivendo la visione che i conquistatori spagnoli (era tra loro) ebbero di Tenochtitlan l’8 novembre 1519 scrive:
“Quando vedemmo tante città e villaggi costruiti sull’acqua e sulla terraferma con la strada maestra che percorreva la pianura…fummo sopraffatti dalla meraviglia e ci dicevamo gli uni agli altri che quelle erano le città incantate delle quali parlava il romanzo di ‘Amadigi’…”
Era dunque all’epoca ‘Amadis de Gaula’ – un cavaliere errante – opera talmente conosciuta in Spagna da essere nota nei particolari perfino alla soldataglia?
(Non che l’ottimo Bernal – di nobili ancorché poveri natali – possa essere tra i soldatacci ricompreso, per carità).
Incredibile, ove si pensi anche al fatto che la prima edizione, in quel di Saragozza, conosciuta di ‘Amadis’ è datata 1508.
Eppure…
Fatto è che il romanzo, completato nella circostanza dal curatore Garci Rodriguez de Montalvo, era già assai popolare in epoche precedenti, peraltro risalendo probabilmente al momento declinante del ‘ciclo bretone’.
E siamo noi, oggi non da oggi, ad averlo dimenticato.
Così come abbiamo tranquillamente perso ogni memoria di Bernardo Tasso – padre di Torquato – che si ispirò grandemente al più volte citato ‘Amadis’ per scrivere il poema suo capo d’opera: ‘Amadigi’.
Cento canti, nientemeno.
E dappoiche’ si trascorre, addirittura al ‘di Gaula’ di Tasso padre si deve l’omonima opera lirica di Georg Friedrich Haendel.
Si deve, ho scritto?
Non direttamente, pare.
Visto che le letterature riportano come ‘base’ del componimento haendeliano una ‘tragedia lirica’ francese vergata da Andre’ Cardinal Destouches e da Antoine Houdar de la Motte.
Mah?
Tout se tient, comunque, attraverso ‘Amadis’ come d’altronde attraverso un qualsiasi diverso appiglio.
Nel caso, Hernan Cortes (guidava ovviamente il crudele ‘conquistador’ gli avventurieri che misero fine all’impero azteco dalla conquista della cui capitale sono qui partito), lo storico Bernal Diaz del Castillo, Garci Rodriguez de Montalto, Bernardo Tasso, Georg Friedrich Haendel, la ‘tragedia lirica’ d’oltralpe, volendo e non deponendo qui la penna, infinite altre cose e innumerevoli persone.
Che bello!

Mauro della Porta Raffo