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'Adjustment'

“Pecore elettriche”.
È il 1968 e uno scrittore di scarsa notorietà e grande prolificità (spesso le due cose stanno insieme) sforna un romanzo che nel titolo si chiede se gli androidi sognano appunto “pecore elettriche”.
È da ‘Do Androids dream of Electric Sheep?’, che, rielaborandolo, anni dopo, Hampton Fancher e David Webb Peoples ricaveranno la sceneggiatura del mitico ‘Blade Runner’, film diretto da Ridley Scott e interpretato da Harrison Ford e Rutger Hauer.
Pellicola che rappresenta, con almeno il quasi (datato 1981 e, a rivederlo oggi, assai più scoppiettante) contemporaneo ‘1997, fuga da New York’, uno dei culmini della cinematografia ‘distopica’.
(Laddove, con ‘distopica’, si intende l’esatto contrario, il contraltare di ‘utopica’).
Divenuto autore letterario di culto dopo la morte (nel 1982, ragione per la quale, ahilui, nulla seppe del futuro successo), Philip K. Dick è stato, da ‘Blade runner’ in poi, pubblicato e ristampato in ogni parte del mondo, nonché saccheggiato dai cinematografari.
È appunto da un suo misconosciuto racconto del 1954 che verrà ricavato ‘I guardiani del destino’ (‘The Adjustment Bureau’).
Presentata nel 2011, sceneggiata e diretta da George Nolfi, interpretata da Matt Damon e da una mai così bella Emily Blunt, la pellicola nei primi rulli travolge per poi purtroppo declinare.
Per quanto intrigante sia l’idea colà rappresentata di un mondo nel quale nulla avviene per caso essendo ogni piega della vita di ciascuno prevista e opportunamente indirizzata seguendo un misterioso e intelligente (?!) percorso, la forza e l’impeto iniziali al film vengono dati semplicemente (v’è da stupirsene?) da una storia d’amore!
Messe comunque a confronto le due rappresentazioni ‘dickiane’ del mondo, al di là del mito, rifiutata la opprimente visione del futuro di ‘Blade runner’, meglio decisamente l’assai meno idolatrato universo governato dall’adjustment team.
Anche se, proprio adesso, scrivendo queste righe, mi chiedo se tale determinazione non dipenda, per qualche imperscrutabile ragione, dall’intervento riparatore di un ‘guardiano’ del (mio) destino a ciò demandato.
Chissà?